8.11.17

Dalla Sicilia che messaggio ci arriva ?



Semplifico dicendo che se Berlusconi, al di la dei suoi problemucci con i giudici è esattamente il nuovo che avanza - torna a vincere e se il Movimento 5 Stelle malgrado il ”caso Roma” e qualche altro incidente di percorso - è il primo partito vuol dire una cosa sola povera Sicilia e poveri siciliani. Che la Sicilia, ma forse potrei scrivere l'Italia, è disposta a tutto, incluso innestare la retromarcia, pur di cambiare, vuol dire che i partiti che sanno combattere uniti sanno anche vincere insieme. Quelli che si presentano da soli vincono, ma non vanno a governare e quelli che si dividono - e non è solo un'ovvia deduzione, ma una considerazione su una politica elitaria sempre più incapace di ascoltare gli elettori -  sanno solo perdere e far perdere, in regolamenti di conti, ai più ormai incomprensibili. Il messaggio che arriva oggi dalla Sicilia, per paradosso, riguarda tutti, chi ha vinto e chi ha perso. Il voto infatti non è mai un assegno in bianco, è una scelta che nel nostro paese è provvisoria più che mai. Al punto che chi governa, quasi ovunque, perde sempre le successive elezioni. Inutile prendersela  con chi non va a votare - partito che in Sicilia e sopratutto a Ostia ha ormai la maggioranza assoluta - accusare chi parla solo di sicurezza, chi evoca e alimenta la paura del diverso o chi non ha capito chissà quale altro messaggio. L'elenco degli alibi e delle attenuanti generiche s'allunga e si modifica ogni volta, ma alla fine conta solo cosa capiscono, fanno, vogliono e decidono gli elettori. Dei quali forse sarebbe meglio occuparsi ogni giorno, anzichè ogni volta che si vota

@enio
 

6.11.17

60 anni fa il volo di Laika


Il 3 novembre del 1957 partiva per un viaggio senza ritorno la famosa cagnolina Laika: era il primo essere vivente ad andare nello spazio. Legata al suo posto nell’abitacolo del satellite Sputnik 2, indossava una tutina spaziale bianca come un vero cosmonauta. Il lancio avvenne a un mese dal quello del primo satellite artificiale, lo Sputnik 1, e dalla stessa base russa di Baikonur, nel Kazakhstan, che allora non si chiamava così ed era un luogo segreto. A bordo del veicolo a forma di cono, lanciato il 3 novembre 1957 dall’Unione Sovietica, c’era una cagnolina meticcia, per metà Husky e per metà Terrier. La cagnolina era stata scelta per il suo carattere calmo e socievole, che la rendeva in grado di essere addestrata a una missione spaziale. Laika, che significa colei che abbaia, aveva infatti seguito un lunghissimo addestramento prima di volare e aveva superato tutti i test: si era adattata all’assenza di gravità, a vivere in uno spazio ristretto, a sopportare il rombo dei razzi e le vibrazioni. La sua missione suscitò immediatamente commozione e critiche: si sapeva infatti sin da subito che il viaggio di Laika sarebbe stato senza ritorno. La cabina dello Sputnik 2 aveva aria, era stata progettata per permettere alla cagnolina di sdraiarsi, dormire e mangiare uno speciale budino di carne e acqua; aveva anche strumenti che permettevano di controllare i parametri vitali, come pressione del sangue, battito del cuore e ritmo del respiro, ma all’epoca non c’era la tecnologia per riportare a Terra un essere vivente e la missione era stata programmata per durare 10 giorni. Invece l’impresa durò addirittura meno.


3.11.17

L'America ferita


Nel giorno di Halloween, che richiama le streghe e gli zombie per divertimento, l’America ha scoperto un mostro vero, autore della più grave sfida di terrorismo dopo quella dell’11 Settembre. E sempre a New York, sedici anni dopo le Torri Gemelle. Del ventinovenne che, al volante del solito camioncino contromano su una pista ciclabile di Manhattan, ha ucciso otto innocenti ferendone altri quindici, si sa ormai quasi tutto. Sayfullo Saipov, l’uzbeko ferito e catturato dalla polizia, era da sette anni negli Stati Uniti. Regolare e con famiglia, autista di mestiere, cioè in apparenza persona integrata nella generosa società americana, che attira il mondo per la sua capacità di dare un’opportunità a tutti. Eppure quest’uomo s’è radicalizzato proprio lì, tra l’Ohio, la Florida e il New Jersey. Ha pianificato il suo delitto con cura, ha agito in nome dell’Isis, rivelano gli inquirenti. Che hanno anche trovato nel camioncino un biglietto scritto a mano in arabo, dove si inneggia allo Stato islamico «che durerà per sempre». Dunque, non un raptus di follia, ma una consapevole e ideologica volontà di falciare la gente e di rivendicare la strage. Allo stato l’uzbeko sarebbe un lupo solitario, «animale», l’ha chiamato il presidente Trump. Augurandosi che venga spedito e rinchiuso nella prigione di Guantanamo. «Basta con il politicamente corretto nel rispondere al terrorismo», ha detto. Aggiungendo che chiederà al Congresso di porre fine alla storica lotteria della carta verde. È uno strumento che mette a disposizione l’agognato documento- un permesso di soggiorno permanente per lavoro- per consentire a cinquantacinquemila cittadini non americani ogni anno di farsi una vita negli Stati Uniti. Se n’è valso anche il terrorista nel 2010, ecco perché Trump ora chiede l’abolizione del meccanismo. Anche in Europa le reazioni sono state durissime, ogni volta che le sue città sono state insanguinate dal terrorismo fai da te o da cellule organizzate. Ma la risposta europea non ha mai confuso il dovere di colpire gli attentatori, e di prevenire la loro violenza, con la chiusura di frontiere «a prescindere». Distinguere il grande male del terrorismo dalla grande speranza di chi arriva da altre nazioni per far bene nel nuovo Paese, è la forza della democrazia. La speranza è proprio la bandiera del mondo libero. Non la si deve ammainare mai.


28.10.17

Il braccio di ferro e l’errore di Madrid


Mai passare dalla parte del torto, pur avendo ragione. È quello che deve evitare la Spagna nella disputa, sempre più accesa, con la sua Catalogna. Madrid deve ora mostrare la forza non della forza (già sperimentata, non è stata una bella idea), ma dell’abilità nell’indurre i suoi recalcitranti interlocutori a dialogare. Anche se non esiste peggior sordo di chi non vuol sentire, come sta accadendo con le disinvolte autorità di Barcellona. Che fingono di non sentire l’ultimo monito dell’Unione europea: nessun territorio separatista avrà un riconoscimento da Bruxelles. Che girano la testa a fronte dell’ultima decisione della Corte Costituzionale di sospendere la seduta del Parlamento catalano, già convocato lunedì prossimo per proclamare l’indipendenza. Così come non si ascolta, tra gli irriducibili politici di Barcellona, la volontà dell’altra parte «unionista» nella regione autonoma e ribelle. Una parte che alle elezioni politiche ha raccolto la maggioranza dei consensi (non dei seggi a causa della legge elettorale). Ma questa maggioranza silenziosa non ha voce in capitolo.E poi la legge. È alla Costituzione democratica del 1978, che fu confermata con referendum popolare (a Barcellona i sì furono il 90 per cento, ancora più alti che a Madrid), che le istituzioni catalane hanno l’obbligo morale e giuridico di attenersi, come tutti i più grandi intellettuali ripetono. A cominciare dal premio Nobel per la letteratura, Mario Vargas Llosa, che aveva paragonato il referendum a un colpo di Stato. Non esiste il diritto alla secessione, ricordano scrittori, filosofi ed economisti d’ogni idea politica. Intanto, importanti banche e aziende esaminano la possibilità di traslocare dalla Catalogna le loro sedi principali.Dopo il duro discorso di re Felipe è ora di abbassare il tono, la voce e gli sguardi: lavorino tutti per un faccia a faccia tra le parti contrapposte. A costo di assistere a una scena muta, la prima volta.

 

14.10.17

Giovani che non fanno nulla




I «Neet» hanno meno di 24 anni, non studiano e non lavorano, vivono sulle spalle dei genitori senza alcuna prospettiva.  Non studiano, non lavorano: davanti a loro vedono soltanto il vuoto. In Alto Adige sono 5.100 i cosiddetti “Neet” (acronimo inglese di youth not in employment, education or training), pari all’ 8,8% dei giovani tra i 15 e i 24 anni; percentuale che sale al 10,2% se si amplia la fascia dell’età fino ai 29 anni. Magra consolazione: si tratta di percentuali nettamente inferiori rispetto alla media europea, pari a quasi un terzo del valore registrato in Italia, ma leggermente superiori al valore registrato in Austria. L’identikit che ne esce, è quello di ragazzi sicuri di sé, che praticano attività sportiva e accedono quotidianamente ad internet , principale fonte di informazioni anche per quanto riguarda la sessualità ; ma sono sempre meno interessati alla politica, in particolare a quella locale; mettono al primo posto degli obiettivi da raggiungere la felicità. Nella lista dei desideri ci sono poi “famiglia e figli”, al quale si aggiungono l’esigenza di trovare “un posto di lavoro sicuro”. Meno importante, a quanto pare, “avere tanti soldi” e “avere successo e potere” .Vivono in genere in famiglie composte da quattro persone e solo un terzo dei venticinquenni è già fuori casa. I rapporti con i genitori viene giudicato positivamente dalla maggior parte degli intervistati, soprattutto il rapporto con la madre. Incontrano gli amici più volentieri a casa , ma anche nei locali pubblici

2.10.17

Catalogna, violenza sul voto - Polizia carica, centinaia di feriti


Un’ondata di violenza a senso unico ha attraversato oggi la Catalogna, nel giorno che doveva essere nelle intenzioni del governo di Barcellona quello di una «gioiosa» celebrazione elettorale.È stata invece una giornata da incubo, con centinaia di feriti. La polizia spagnola è intervenuta con la forza in centinaia di seggi elettorali per impedire lo svolgimento del referendum di indipendenza catalano. Ma la mossa di Madrid non ha fermato il voto, come aveva promesso il premier spagnolo Mariano Rajoy, che aveva dichiarato «illegale» il referendum. La maggior parte degli oltre 6mila seggi, dove erano chiamati al voto 5,3 milioni di catalani, ha aperto comunque. E migliaia di persone hanno fatto la coda tutto il giorno davanti ai seggi. Malgrado la polizia spagnola abbia sequestrato molte urne e tagliato i collegamenti internet a più seggi, il ‘govern’ prevede «milioni» di voti. Il conteggio si annuncia non semplice: la vittoria del ‘si« è scontata, ma non è chiaro quanti abbiano votato. Le cariche degli agenti anti-sommossa, che hanno usato contro civili riuniti pacificamente a difesa dei seggi manganelli, pallottole di gomma e lacrimogeni, hanno provocato oltre 760 feriti. Alcuni, secondo il governo catalano, gravi. Le immagini della violenza degli agenti spagnoli, dei volti insanguinati dei civili, di anziani colpiti dai manganelli, hanno fatto il giro del mondo provocando incredulità e condanne.

29.8.17

Il Pattume in una città del nord


Brutta storia quella dei rifiuti. Tutto deriva dalla smania del consumismo e dell’usa e getta che ci ha coinvolti tutti, nostro malgrado. Alcuni lo chiamano progresso, ma quali sono gli effetti collaterali? Sembra impossibile, ma una grossa fetta dei rifiuti che viene prodotta ogni anno in Italia deriva dall’imballaggio, che imballa l’imballaggio, che a sua volta contiene un contenitore usa e getta. Se comperi un cavolo devi stare attento a non comprare la plastica, se comperi il latte ci sono i tetrapak e per imballare, la plastica e tra una fila e l’altra di tetrapak due bei pezzi di cartone ondulato. Il cittadino o si dota di una laurea in chimica e riconosce i materiali oppure si trova in difficoltà a poter diversificare. Su questo argomento nessuno che pensi di obbligare i produttori di imballaggi a indicare sugli stessi dove e come conferirli. In maniera consapevole, ce la metto tutta. Ho dedicato uno dei due terrazzi di casa ed una parte della cantina alla diversificazione dei rifiuti, quasi una mania. Il risultato si vede: dal 2010, non sono mai riuscito a conferire il rifiuto urbano indifferenziato che AMNU ha deciso come quota ad personam. Riesco a diversificare ogni tipologia secondo le indicazioni date dal gestore della spazzatura, contribuendo, orgogliosamente, a fare della spazzatura una risorsa. Tutto bene quindi? Proprio no. Amnu, sicuramente avallata dei sindaci, ha deciso di applicare un nuovo balzello sulla raccolta degli imballaggi leggeri. Loro dicono che non ci sarà un incremento di costi a carico dell’utente, ma vi posso garantire che non è vero. Non può essere vero, visto che per ogni conferimento fatto tramite una chiavetta elettronica, viene addebitato un importo al conferente. Io ho superato il problema: non ho ritirato la chiave elettronica, mi sono dotato di sacchi capienti ed una volta ogni quindici/venti giorni porto gli imballaggi leggeri al CRM con la mia vettura; ma quanti anziani ci sono che non possono farlo? Ma non finisce qui. Dopo aver diligentemente diversificato la spazzatura rimane una minima parte di rifiuto indifferenziato che metto in un contenitore con microchip che deposito sul bordo strada, ovviamente quando è pieno. Tutto bene? Proprio no: In fattura, pago la quota fissa per due persone rapportata alla tipologia abitativa, pago la quota per lo spazzamento delle strade e, udite udite, se conferisco il contenitore dell’indifferenziato residuo mi viene addebitato lo svuotamento e se non lo conferisco pago comunque il mancato conferimento.


6.7.17

Chieti - Ancora voi ?


Per fortuna che al vertice di Parigi fra Italia, Francia e Germania avevano «trovato l’accordo sui migranti», come annunciavano trionfanti - ma sarebbe meglio dire tronfi - non più tardi di domenica sera. Un accordo così solido, che francesi e spagnoli subito hanno precisato: i nostri porti di Marsiglia e di Barcellona non accoglieranno proprio nessuno. E nel dubbio anche gli austriaci adesso minacciano l’uso di quattro blindati e l’invio di settecento soldati al Brennero per far fronte a un’emergenza che, proprio grazie all’impegno straordinario dell’Italia, non esiste. Perché l’85 per cento di quanti salpano soprattutto dalla Libia con barchette di ventura per scappare dalla fame e dalla disperazione (gli «immigrati economici», come il presidente francese, Macron, ha battezzato questa povera gente), arrivano e restano in Italia. Il muro europeo che si sta alzando attorno al nostro Paese è due volte insolente. Intanto, perché la libertà di circolazione è un principio-cardine fra le nazioni dell’Unione europea, e qui stiamo tornando alle dogane dell’Ottocento. Oltre che a un’intollerabile militarizzazione della frontiera, mentre semmai in ballo ci sono solo persone disarmate, senza soldi e senza niente: i profughi. L’accoglienza è una scelta politica, e deve essere condivisa e distribuita fra i ventisette Paesi dell’Unione. Ma gli altri ci elogiano a parole e ci sbattono la porta, anzi, il muro in faccia. Per loro l’Europa non comincia, ma finisce a Lampedusa. Il governo reagisca: è già tardi.

@enio

27.6.17

Ancora con queste banche


Poteva andare peggio e per questo la soluzione alla crisi delle due banche popolari venete individuata negli ultimi giorni deve ricevere un commento positivo, pur a denti stretti. I due istituti sono stati messi in liquidazione, Banca Intesa ne gestirà una parte, mentre lo Stato sosterrà finanziariamente la gestione del resto, per esempio la dismissione morbida del personale non trasferito alla nuova gestione e dei beni affidata a figure commissariali con compiti definiti dalla legge fallimentare italiana. I valori depositati nei conti correnti, i portafogli titoli, i contratti di finanziamento siglati da Popolare di Vicenza e Veneto Banca e le obbligazioni (senior) da loro emesse sono totalmente salvaguardati. Dal punto di vista dei clienti le due banche avranno perfetta continuità. Lo smaltimento dei crediti deteriorati troverà più tempo per cederli a un valore realistico invece che svenderli sotto la pressione del regolatore europeo. L’impatto sul sistema del credito nei territori dove le due banche erano più presenti è ancora da valutare. Da un lato, per esempio, un’impresa che aveva affidamenti con le due venete e con Intesa ora potrà averne solo uno per i limiti alla concentrazione del rischio imposti dalle norme. Speriamo che il sollievo procurato dalla notizia non ci faccia dimenticare i nomi e i cognomi dei dirigenti che hanno demolito due banche solide in una Regione di risparmiatori e lavoratori instancabili. Ruote rotonde? Azioni di responsabilità: chi sbaglia, paga.

@enio

1.6.17

Nell’urna italica entrerà il modello tedesco ?


Forse è presto per dirlo, perché la «prova dell’Aula» sarà dura, ma è possibile che il Parlamento ci stia per dare una nuova legge elettorale per Camera e Senato, sul modello tedesco. O meglio, «alla tedesca», cioè con un meccanismo che lascia fuori i partiti con meno del 5% dei voti, ma per il resto (nella versione italiana) è puramente proporzionale. In pratica, con i rapporti di forza degli ultimi mesi, entrerebbero in Parlamento quattro partiti (Pd, M5S, FI, Lega) o cinque (se Fratelli d’Italia o gli ex Pd del Mdp superassero la soglia). In sintesi, le prossime elezioni sarebbero una gara fra una possibile «grande coalizione» (alla tedesca, appunto) fra Pd e Forza Italia e un ipotetico «fronte antieuro» di M5S e Lega. Poiché i due blocchi eterogenei si equivalgono, potremmo fare la fine della Spagna, che fra il 2015 e il 2016 ha dovuto votare per due volte perché non c’era maggioranza possibile in Parlamento. Questa è la ragione che ieri ha fatto fibrillare la Borsa: in effetti, la possibilità che si voti a settembre- ottobre con una legge elettorale che potrebbe non far vincere nessuno apre foschi scenari per l’approvazione della legge di Stabilità per il 2018.

24.5.17


La nostra Tv mostra tutto facile. Quando poi dimostreranno i danni che causa nelle menti più deboli (come la mia ad esempio) sarà sempre troppo tardi. Vogliamo parlare della frustrazione che nasce vedendo auto bellissime che girano in strade sempre deserte e, soprattutto, trovano subito parcheggio? O genitori sorridenti e figli bellissimi, vivere in armonia senza problemi di compiti? La Tv ti fa credere che puoi avere tutto senza rinunciare a niente, ti mostra un manager rampante che si assenta dalla riunione di lavoro per portare il figlio a pescare salmoni in Alaska e poi tornare prima che finisca la riunione (e senza puzzare di pesce). Ma non è così. Io puzzo di pesce anche solo passando davanti al reparto surgelati della Coop. Non si può avere tutto; essere allo stesso tempo un padre sensibile, un manager di successo e un marito romantico, a qualcosa bisogna rinunciare.

6.4.17

Chieti - Roger Federer continua a scalare la classifica Atp.


Iniziato il 2017 in 17esima posizione, il 35enne fuoriclasse di Basilea ha già rimontato fino al sesto posto grazie al trionfo negli Australian Open di gennaio e al successo di ieri nel Masters 1000 di Indian Wells. Il 35enne fuoriclasse di Basilea avrà la chance di guadagnare ancora qualche posto a Miami, dove non ci saranno per problemi fisici Andy Murray e Novak Djokovic, stabili comunque nelle prime due posizioni del ranking. Wawrinka consolida la terza piazza nonostante la finale persa con Federer, Nishikori scavalca Raonic, Nadal scivola in settima posizione davanti a Thiem, Cilic e Tsonga. Paolo Lorenzi si conferma il migliore degli italiani salendo al 37esimo posto ma Fabio Fognini, grazie anche al terzo turno raggiunto nel torneo californiano, passa da 43^ a 40^, avvicinando il senese (57 i punti che li separano). In calo Seppi, bel balzo in avanti per Vanni, semifinalista a Shenzhen, e Gaio.



30.3.17

Chieti - Meno male che l'Europa c'è


Non sarà la svolta rivoluzionaria che risolve tutti i problemi dell'Europa, ma la firma congiunta di ieri a Roma di tutti e 27 gli stati membri della Ue sessant'anni dopo i trattati costitutivi, segna una ripartenza non così scontata del cammino europeo. Non solo perché i timori della vigilia, con Polonia e Grecia pronte a smarcarsi dal percorso unitario, facevano presagire il peggio. Ma soprattutto perché la dichiarazione di Roma 2017 ha ribadito con forza che l'Unione europea è indivisa e indivisibile, è il futuro comune, l'unica difesa sicura dei popoli europei in grado di portare benessere, crescita sostenibile, progresso economico e sociale. Una comunità che ha garantito sessant'anni di pace, libertà, democrazia fondata sui diritti umani, dando vita ad una grande potenza economica con livelli di welfare e protezione sociale che non hanno paragoni al mondo. È bene che gli europei - gli italiani in primis - abbiano con chiarezza presente i risultati conseguiti dal 1957 ad oggi, in tempi in cui lo sport nazionale è quello di buttare tutto a mare, di sfasciare, di erigere muri e abbattere monete, di distruggere senza aver ben chiaro dove si va a parare. Riuniti in Campidoglio come i Padri fondatori, i leader dei 27 lo hanno ribadito in maniera univoca: solo uniti si è più forti e sicuri, e qualunque ambizione di svolgere un ruolo nel mondo presuppone l'unione, a cominciare da sicurezza e difesa integrata. Scossa da traumatiche rotture come la Brexit e l'addio della Gran Bretagna, schiacciata fra Trump e Putin e le loro strategie espansioniste e divisive ai danni del vecchio continente, minacciata dai venti populisti e xenofobi che soffiano tra le opinioni pubbliche impaurite, forse l'Europa inizia a reagire.

@enio

20.3.17

Chieti - Le donne dell'Est



A voi piacerebbe sposare una donna dell'est ? Nella puntata di due giorni fa, la rubrica della "Vita in diretta" condotta dalla Perego, ha sviluppato il dibattito sulle donne dell’est con ospiti in studio, proponendo una grafica in sei punti che, secondo gli autori, spiegherebbero perchè gli uomini italiani dovrebbero preferire le donne dell’est. Se le condizioni esposte nel documento fossero rispettate tutte.. ci sarebbero dei seri motivi per farlo...

@enio

10.3.17

Chieti - John Surtees



John Surtees, ex pilota di auto e moto, unico al mondo a vincere il titolo mondiale sia su due che su quattro ruote, è morto all’età di 83 anni. In totale nel motociclismo Surtees ha vinto sette titoli mondiali: dal 1958 al 1960 nella classe 350, nel 1956 e dal 1958 al 1960 nella classe 500. In Formula 1 ha invece corso dal 1960 (anno in cui partecipò a due gran premi, piazzandosi secondo in quello d’Inghilterra) al 1972, vincendo il titolo mondiale nel 1964 al volante di una Ferrari.