29.8.17

Il Pattume in una città del nord


Brutta storia quella dei rifiuti. Tutto deriva dalla smania del consumismo e dell’usa e getta che ci ha coinvolti tutti, nostro malgrado. Alcuni lo chiamano progresso, ma quali sono gli effetti collaterali? Sembra impossibile, ma una grossa fetta dei rifiuti che viene prodotta ogni anno in Italia deriva dall’imballaggio, che imballa l’imballaggio, che a sua volta contiene un contenitore usa e getta. Se comperi un cavolo devi stare attento a non comprare la plastica, se comperi il latte ci sono i tetrapak e per imballare, la plastica e tra una fila e l’altra di tetrapak due bei pezzi di cartone ondulato. Il cittadino o si dota di una laurea in chimica e riconosce i materiali oppure si trova in difficoltà a poter diversificare. Su questo argomento nessuno che pensi di obbligare i produttori di imballaggi a indicare sugli stessi dove e come conferirli. In maniera consapevole, ce la metto tutta. Ho dedicato uno dei due terrazzi di casa ed una parte della cantina alla diversificazione dei rifiuti, quasi una mania. Il risultato si vede: dal 2010, non sono mai riuscito a conferire il rifiuto urbano indifferenziato che AMNU ha deciso come quota ad personam. Riesco a diversificare ogni tipologia secondo le indicazioni date dal gestore della spazzatura, contribuendo, orgogliosamente, a fare della spazzatura una risorsa. Tutto bene quindi? Proprio no. Amnu, sicuramente avallata dei sindaci, ha deciso di applicare un nuovo balzello sulla raccolta degli imballaggi leggeri. Loro dicono che non ci sarà un incremento di costi a carico dell’utente, ma vi posso garantire che non è vero. Non può essere vero, visto che per ogni conferimento fatto tramite una chiavetta elettronica, viene addebitato un importo al conferente. Io ho superato il problema: non ho ritirato la chiave elettronica, mi sono dotato di sacchi capienti ed una volta ogni quindici/venti giorni porto gli imballaggi leggeri al CRM con la mia vettura; ma quanti anziani ci sono che non possono farlo? Ma non finisce qui. Dopo aver diligentemente diversificato la spazzatura rimane una minima parte di rifiuto indifferenziato che metto in un contenitore con microchip che deposito sul bordo strada, ovviamente quando è pieno. Tutto bene? Proprio no: In fattura, pago la quota fissa per due persone rapportata alla tipologia abitativa, pago la quota per lo spazzamento delle strade e, udite udite, se conferisco il contenitore dell’indifferenziato residuo mi viene addebitato lo svuotamento e se non lo conferisco pago comunque il mancato conferimento.


11 commenti:

  1. Siamo troppo spesso obbligati ad acquistare gli imballaggi, molto però dipende dal fattore culturale, es. acquistare l'acqua i bottiglie di plastica, detersivi liquidi piuttosto che ricariche etc.

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  2. la plastica e le mlattine è facile da riciclare, anzi da queste il mio comune ricava utili vendendola.Ci guadagna 2 volte, una perchè io pago chi mi ritira il pattume e due perchè plastica e lattine di metallo le rivende.

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  3. Secondo me non ci avete pensato abbastanza.

    Gli imballaggi contengono delle cose. Se ci sono troppi imballaggi è perché compriamo troppe cose. Per esempio, quando ero bambino veniva l'omino con l'Ape a consegnare le cassette di acqua minerale, in bottiglie di vetro col tappo a corona e la cauzione sul "vuoto". Le bottiglie di vetro non venivano "riciclate", venivano "riusate", ovvero le lavavano e ci imbottigliavano altra acqua. Siccome l'acqua minerale era costosa, pochi ne facevano uso, quelli che avevano una ragione precisa, tipo i calcoli. Infatti nella maggior parte dei casi la "acqua minerale" sta a significare "acqua con basso residuo fisso", ovvero poca polvere residua quando l'acqua evapora, poco minerale contenuto.

    L'uso contemporaneo dell'acqua minerale in bottiglia di plastica è una moda, agevolata appunto dalla facilità con cui si compra e si trasporta. Non c'è più l'omino con l'Ape, non ci sono le cassette, non ci sono le bottiglie di vetro e la cauzione per la restituzione dei vuoti, non si deve restituire niente.

    E' la stessa cosa per ogni aspetto del vivere. Sempre nella mia infanzia c'era una automobile per famiglia e spesso veniva lasciata parcheggiata in strada (pochi avevano il box), sovente coperta col solito telo grigio/argento con la targa pasticciata sopra e veniva tirata fuori nel weekend o durante le feste comandate, da cui l'espressione "guidatore della domenica". Oggi ci sono almeno due auto per famiglia che vengono adoperate ogni giorno per accompagnare i figli a scuola, per andare a comprare l'acqua minerale al centro commerciale, per andare e tornare dal lavoro, eccetera. Questo significa non solo incremento drastico del traffico ma anche di tutto l'indotto, meccanici, controlli, revisioni, ricambi, oli esausti, carburanti, rottamazione e acquisto "usato/nuovo", eccetera.

    Ora, veniamo al "riciclo". E' una delle tante balle nelle quali affoghiamo. La plastica (cosi come la carta e i tessuti) non viene "riciclata", cioè non si può usare la bottiglia di plastica per rimetterci dentro l'acqua. Si può macinare e ci si può fare un oggetto di plastica che abbia requisiti/qualità igieniche e meccaniche molto inferiori alla bottiglia. Per esempio ci si può fare i vestiti "pile" o oggetti di arredo tipo le panchine. Dubito che ci si possa far più di un passaggio, ovvero al secondo giro è inceneritore.

    Ferro, alluminio e vetro si possono invece rifondere. Non conosco i dettagli del procedimento ma presumo che in entrambi i casi il problema sia la "economicità" della raffinazione del materiale "recuperato" per tornare ad un livello di "purezza" sufficiente a garantire i "requisiti/qualità" del successivo prodotto. Non è un caso che lo smaltimento dei rifiuti viene spesso relegato ai "Paesi emergenti", tipo lo smantellamento delle navi o la selezione dei componenti elettronici. E' una questione di economia di un meccanismo di cui io so poco o nulla.

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  4. Aggiungo un'altra cosa: un ulteriore meccanismo che produce rifiuti è la durata sempre minore degli oggetti di consumo. Si diceva dell'auto ma è risaputo che tutti gli elettrodomestici sono progettati apposta per la "obsolescenza programmata", ovvero per durare giusto fino alla scadenza della garanzia, che è di due o tre anni in Europa. Vale per qualsiasi cosa, che ne so, le lampadine, le batterie, le scarpe. L'altro giorno ho comprato un paio di scarpine a mia nipote da Decathlon, 14 euro. Mi è venuto in mente quando andavo con mia mamma dal ciabattino a farmi riparare le scarpe che sfondavo giocando a pallone o strascicando i piedi. In sostanza viviamo in un mondo dove tutto è usa-e-getta.

    Tranne una cosa: le case. Qui si pone un altro problema, ironicamente speculare a quanto scritto sopra. Cambiamo lo scemofono ogni anno perché esce il modello nuovo ma le case devono essere eterne. Quando avviene l'inevitabile crollo e ci scappano dei morti, ecco la ridicolissima litania degli "abusi edilizi", che non c'entrano assolutamente niente con il fatto che le case italiane antecedenti gli anni '80 sono tutte da demolire, figurarsi quelle che hanno più di cent'anni.

    Comunque, tornando agli imballaggi, è anche una faccenda di marketing e di estetica. Sarebbe probabilmente più sensato usare imballaggi metallici, posate e piatti di metallo, suppellettili di metallo, eccetera. Ma sarebbero un po' "uniformi", tipo ospedale o caserma, quindi non adatti alla vendita.

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    1. Ciao Lorenzo ,non so perché mi sono fermata solo sui tuoi commenti,tralasciando tutti gli altri e persino il titolo del post...me ne scuso con l'autore!

      Sai cosa mi ha colpito ?
      Il tuo continuo confronto tra passato e presente!

      È talmente chiara la tua esposizione di pensieri che ad ogni danno di oggi vi siano risposte in quel tempo passato, e mi chiedo allora che cosa vuol dire progresso se si sta continuamente distruggendo?

      Che cosa sta accadendo?

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    2. Ciao Lorenzo!
      Sei prolisso sia nello scrivere che nel non farlo !

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  5. Sai non è tanto il fatto di pagare ma quanto che poi alla fine tutto funzioni. Roma è ormai persa. Mai sarà pulita a parte il centro intorno al colosseo. Altrimenti si vive nella mondezza eppoi ci sono le strade di periferia, ai bordi stradali solo mondezza per chilometri.

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    1. Roma è fatta dai "Romani", nel senso della gente che ci abita. Roma ha l'aspetto dei "Romani", li rispecchia. Dipende da loro.

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  6. Un post interessante ed utile per sopravvivere ai tempi della crisi.

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  7. La storia "brutta" non è quella dei rifiuti ma di come debba essere intesa e condotta la vita in questa nostra società definita "moderna".

    Io ricordo, per esempio, che quando non esisteva ancora la grande distribuzione ed i mega centri commerciali, quando il "libero mercato" era praticamente un sistema economico sconosciuto, tanta monnezza non c'era, anche se già allora, seppure in quantità minore, si smaltiva la monnezza in modo completamente sbagliato. Non c'era tanta monnezza come oggi perché esisteva il piccolo commerciante, il negozietto sotto casa che ti vendeva il latte in bottiglia e l'etto di mortadella, c'era l'omino del ferramenta che se avevi bisogno ti facevi pure una chiacchierata prima di venterti un chiodo, ti vendeva quell'unico chiodo che ti serviva per attaccare un quadro e non una confezione di plastica e cartone con dentro 100 chiodi... che non c'è verso in questi fottutissimi ipercentricommercialimoderni, devi comprare 100 chiodi già confezionati oppure fottiti!

    La storia brutta è il consumismo indotto che produce montagne di monnezza. E poi, la principale tra le storie brutte, è l'essere umano, il parassita essere umano, il virus essere umano che ovunque si trovi sporca, contamina e distrugge.

    Proprio in questi giorni stiamo scoprendo che il danno fatto all'unico ambiente in cui il parassita essere umano può vivere, è devastante e, probabilmente, irreversibile: a livello globale il clima è stato sconvolto, la quasi totalità delle terre emerse risulta contaminata... ed ora anche il bene più prezioso, l'acqua, sembra proprio che l'abbiamo definitivamente compromessa con le "nanoparticelle" di plastica! Fiumi, laghi e mari contaminati....

    Vedi, Enio, il tuo recriminare sulle "quote fisse" da pagare è più che legittimo. Chiunque si impegna a rispettare l'ambiente e le "regole" civili, fa benissimo a recriminare. Ma qua non è più una questione di "quote" pagate! Ci hanno fottuto tutti e, ancor peggio, abbiamo fottuto la qualità della vita delle generazioni future. Questa è l'attuale tragedia.

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  8. ... e quando dico "Ci hanno fottuto tutti...", mi riferisco a coloro, io tra quelli, che si impegnano quotidianamente a rispettare l'ambiente. Fottuti dalla gran massa di gentaglia che se ne fotte e sporca, inquina, distrugge....

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